Cantare con una spazzola? Yes I can

Ho nuovamente trascurato questo blog, ma dopo la messa in onda della mia blind audition a The Voice of Italy, mai mi sarei aspettata così tanto tam tam sui social network. Sono tuttora dentro ad un frullatore di emozioni, ma pian piano sto tornando alla quotidianità e ai miei progetti futuri che non sono cambiati:

Il mio nome è sempre Sel* e faccio la cantante 😉

Da questa esperienza posso già fare un bilancio parziale:

Pubblico anche qui il video di ringraziamento dedicato a tutte le persone che mi hanno scritto e sostenuto. Grazie continuate a seguirmi

Esibizione alla Blind Audition

http://www.rai.it/dl/siti/media/Selena-Bricco—quotLean-Onquot—TVOI-cb688090-7637-41f5-8779-e2c0ab14b990.html 

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Il mio nome è…

Attenzione, post ad alto contenuto autoreferenziale!

Mesi fa ho risposto ad un annuncio su un giornale locale in cui cercavano attori/cantanti/ballerini per un musical. Tutti sanno che:

“Il mio nome è Sel*, sono una cantante, bella e stravagante, ballo il rock&roll!” (NDR da cantare ovviamente con la melodia della mitica Jem (e le Holograms)

*bisogna saper sacrificare qualche lettera per la metrica?!!!

Mi presento al casting e, come le altre 1400 volte in cui mi sono presentata a provini di vario genere, arrivo sicura e cerco di fare la mia porca figura. Devo fare un post sui provini perché sono uno spaccato della società spesso divertente, quasi come le serate di karaoke, che però sono un gradino più in su perché sono un vero e proprio studio sociologico. Le settimane successive si aspetta sempre la risposta, perché il giorno del provino senti la fatidica frase che tutti sognano un giorno di dire “Grazie, le faremo sapere”.

Arriva la mail e sono passata, quindi accedo al “call back”: Di solito il secondo provino va quasi sicuramente peggio del primo, probabilmente ci sarà una Legge di Murphy ad hoc. Stranamente passo anche quello e mi ritrovo ne “L’Accademia delle Stelle – IL MUSICAL”. Tra l’altro quando fai un musical e la parola musical non sta dopo il titolo non è un musical, capito Mr. Andrew Lloyd Webber??

Inizia la lettura del copione, l’assegnazione di ruolo e canzoni, le prove di recitazione, canto e poi arriva quel momento fatidico in cui sul calendario leggi: PROVE DI DANZA!!!!

Inizia l’ansia, non sai nemmeno come vestirti, perchè la categoria dei cantanti è preparata a tutto, sa recitare, sa cantare su tacchi vertiginosi, è ferratissima sul ballo della mattonella, sa come comportarsi se il batterista va fuori tempo, il chitarrista cambia tonalità, sa cosa fare in caso di scossa/terremoto/alluvione/invasione di cavallette, ma quando si tratta di “ballare” si dispera e non sa nemmeno che outfit scegliere.

Di corsa da decathlon a comprare una tuta oversize, sperando possa nascondere i movimenti goffi e scordinati. Abbiamo il senso del ritmo, ma non farmi alzare le braccia in maniera alternata che vado in panico! 10 gocce di diazepan e sei pronta ad affrontare la coreografia, cercando di nasconderti dietro le ballerine ultrafighe mezze nude in calzamaglia e minitop. To be continued…

Ora io vi dice…

Ciao cari Bloggers, ah no forse devo dire cari lettori…iniziamo bene!

È stata una settimana molto strana e mi ero ripromessa di scrivere regolarmente, anche perché i miei due poveri iscritti si staranno chiedendo dove sono finita, sono sicuramente molto preoccupati e io non posso deludere le loro aspettative.

Di che posso scrivere oggi? Il trend della settimana è stato sicuramente #petaloso, che però ha già rotto er c#@* come direbbe il mitico Proietti. Alternativa? Volevo parlare delle tette, ma è un argomento così esteso che potrei fare un blog solo su quello.

Troppi sono i quesiti che mi attanagliano se dovessi scrivere di tette ad esempio: perché esistono i reggiseni taglia zero? Come mai nessuno ha ancora inventato le tette smontabili da comodino? I reggiseni con le spalline trasparenti perché non sono più di moda?

Tutti questi dubbi e poi l’illuminazione: pizza in padella!

Vi rendente conto??? Questa è la vera rivoluzione, una ricetta velocissima e magari anche buonissima che nei momenti di sconforto ci sarà vicina perché ricordatevi sempre nei momenti del bisogno il carboidrato amico non vi tradirà mai.

In automatico WordPress condivide per voi la mia song “fiore petaloso”, delirio di una giornata di mutua! Alla prossima

In cucina con…

La cucina è ormai il trend degli ultimi anni e questo lo sappiamo tutti. A me piace molto cucinare e sopratutto mangiare (sapete, devo mantenere la mia bella forma a pera) ma imparare per me è stata una questione di sopravvivenza.

Gli italiani, si sa, cucinano tutti bene e le mamme poi… “come cucina mia madre!”. Beh, per me non è stato così, perché mamma Teresa cucinava molto male (è ancora viva, ne parlo al passato, perché capirete più avanti).

In realtà non cucinava tutto malissimo, aveva due o tre cavalli di battaglia che gli amici adoravano ma… c’è sempre un ma in questo tipo di storie. I suoi cavalli di battaglia si trasformavano in ossessioni o in loop. Per esempio, il famoso arrosto al latte ci veniva propinato dal lunedì alla domenica, perché veniva cucinato in proporzioni esagerate “tanto c’è il freezer” (maledetto freezer a pozzetto infinito!). Io esasperata iniziavo ad autoinvitarmi dalle compagne di scuola sperando di poter mangiare del prosciutto cotto confezionato o anche una scatoletta di tonno che quasi diventava un miraggio, qualsiasi cosa purché non fosse quel maledetto arrosto!

L’altra fissa di mia madre erano le lasagne, che tutti adoriamo, si attende spesso la domenica per il pranzo in famiglia e le famose lasagne della mamma. Ecco, vogliamo spiegare a mamma Teresa che le lasagne sono solo per la domenica? Non si cucinano 4mila teglie per congelarle in monoporzione e rifilarle alla famiglia dal lunedì alla domenica! Tra l’altro, lasagne al pesto che giustamente si fa con l’aglio e quindi immaginate anche i risvolti sociale di me piccola adolescente ribelle.

Chiudiamo il discorso mamma, che col tempo, grazie alla tv, ha imparato a cucinare e ora che sono via di casa da più di 10 anni, varia il menù, sperimenta spezie e mi chiama per reperire ingredienti difficili: “guarda su internet se mi trovi il farro spezzato” oppure “aglio nero, lo usa sempre quel bel giovine, Alessandro, cerca su Google se è sposato”. Mia mamma adora Alessandro Borghese, anche a me piace molto, ma ricercare potenziali mariti in televisione mi pare un po’ eccessivo.

Invece il mio cruccio personale in cucina è stato per anni l’olio EVO, citato ovunque, in blog e ricette, e io mi sono disperata a cercarlo nei supermercati. Tra l’altro sono una ex rilevatrice di prezzi per la Nielsen, conosco gli EAN di un sacco di prodotti e so che in un supermercato tipo “iper” ci possono essere fino a 15mila referenze (=prodotti). Ma morca pupazza, su 15mila referenze possibile che non si trovi sto benedetto olio EVO???!!!

Grande Distribuzione, ti sfido e ora lo digito su google:

L’olio EVO (olio extravergine d’oliva)                                 [machec@##* autocit.]

Immediatamente mi torna alla mente Disney, 1959 in Italia, in VHS* nel 1988, LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO

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Alla prossima saluti da Mrs. Patterson ❤

*VHS (se non sapete cos’è cercatelo su google :P)

 

Nonsolo POPCORN

Ieri ho invitato un paio di amici a cena. Nel pomeriggio Gio mi scrive per sms: “ti piacciono i popcorn?”. La domanda è strana e rispondo “Ahahahah! Sì, certo!”. Dopo, mentre cucino, rifletto sulla domanda e penso “mi porterà un pacchetto di popcorn stasera?”

Ore 20,30 spaccate, Gio arriva puntuale con una shopper per me, al cui interno trovo 5 sacchettini apri/chiudi molto carini, color mastice che si alterna al blu. Forse è più beige/blu, ma ieri sera ho imparato il nome di una nuova tonalità di bianco e il desiderio di utilizzare questo termine ha prevalso sulla verità, maybe 🙂 

La confezione è diversa dal solito, molto graziosa, fine insomma, davvero “pop” e la selezione dei gusti va dal dolce al salato.

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Nella mia testa frullano mille idee e mi chiedo cosa ci sarà mai di speciale in un popcorn per creare una confezione così bella e scriverci sopra “gourmet popcorn”. Apro subito una confezione gusto paprika da condividere con i miei amici durante l’aperitivo e al primo assaggio “BOOM!”, capisco che non ho mai mangiato un popcorn così in vita mia.

Questi “FOL Gourmet Popcorn” sono buonissimi! La seconda domanda che frulla nella mia testolina è “Da dove provengono? Olanda? Francia? America?”. E qui casca l’asino: scopro che l’azienda è italiana, più precisamente di Torino e il nome deriva dal piemontese “fol” (folle, sciocco), così mi accorgo di quanto sia geniale e pazza questa idea.

Dopo cena apriamo i gusti dolci e tra caramello, follia bianca (cioccolato bianco) e fondente passione perdiamo tutti quanti la testa.

Mi alzo presto e cerco la loro storia su http://www.folpopcorn.com/ https://www.facebook.com/FOLpopcorn.it, apro il mio blog e inizio a scrivere, perché le cose belle vanno condivise. Tranne i popcorn, quelli nascondeteli o andranno a ruba! 😉

Senza titolo

 

 

 

Coincidenze che tornano

Proprio oggi ripenso al mio blog abbandonato a se stesso su wordpress. Sono partita con grande entusiasmo e mi sono fermata al primo ed unico post. Oggi l’ho riaperto e riletto i commenti di incoraggiamento su come gestirlo ecc… allora mi è tornata la voglia di scrivere.

Apro il nuovo articolo e per curiosità controllo la data dell’ultimo post: 10 febbraio 2015! Una coincidenza quasi inquietante, sarà stato il richiamo dell’internet?

Ok, ok fine Armarcord, ora bisogna trovare un argomento per dare senso a questo post nostalgico.Modalità “stream of consciusness ON” (da anni sogno di utilizzare questo termine in una frase) !

Serie tv, Sanremo, moda?

Vada per la moda, che è tutto e niente, ad alcuni non importa una cippa lippa, altri sono fashion victim e molti fashion killer, io non ho ancora capito a quale categoria appartengo, probabilmente a tutte e tre a giorni alterni.

In questo anno non ho scritto nulla, ma ho letto tanto e quindi posso condividere le mie “scoperte” e parlando di moda vi presento: I MURR.

Non so come ho fatto a sopravvivere senza di loro fino ad adesso, quasi un anno fa un amico esperto del settore me ne aveva parlato, ma come spesso accade avevo archiviato l’informazione in un angolo remoto del mio cervello. Questa settimana mi si è accesa la lampadina e ho cercato il loro blog e i loro contatti social… Tadaaaaa si è aperto un mondo.

Ho scoperto che anche se non so pronunciare correttamente un sacco di termini fashionisti e a tutt’oggi devo riflettere circa 10 minuti prima di distinguere una pochette, da una clutch e ogni giorno scopro nuovi nomi per chiamare alcune tonalità di colore (perchè il rosa non è solo rosa) condivido la filosofia base di questa coppia meravigliosa. Nel loro blog si presentano così:

Fashion consultant, direttori creativi, stylist, personal shoppers, consulenti di immagine e stile, fashion guru… E’ difficile definire il loro ruolo oggi, dopo 23 anni di esperienza nella moda. http://www.imurr.com/

Non aggiungo altro, andate a visitare il loro blog, seguiteli su Facebook, Twitter, Instagram e Pinterest, imparerete un sacco di cose e li amerete, saranno davvero dei nuovi amici.

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Iniziamo! 30 ore per un collant

Anni che vorrei aprire un blog, anni che alcune persone mi chiedono “come mai non apri un blog?” “hai mai pensato di aprire un blog?”. Ho sempre dato risposte vaghe anche a me stessa, solite scuse: tempo, voglia, capacità e ali babà.

Oggi tutto è cambiato perché senza che chiedessi nulla è arrivata: la famosa ISPIRAZIONE.

Credo sia iniziato tutto sabato scorso, quando sono andata a farmi fare la ceretta e ho notato una vena più verde delle altre che si intravedeva nel fianco interno della mia gamba destra, da questo momento è regnata nella mia testa una mega paranoia sulle vene varicose con tanto di ricerca su google, un vero tuffo nel mondo dell’ipocondria.

Oggi vado a fare la spesa e sono li che mi aspettano, riposti ordinatamente in un cesto e in offerta al 30%: i collant MANON riposante a compressiona graduata!

LI avevo già visti da piccola, quando li indossava mia madre, farfugliava qualcosa sui loro benefici, ma io mi divertivo a vederla arrossire in faccia, sudare, arrabbiarsi e saltellare per la stanza nel vano tentativo di infilarseli.

Ecco non c’è nulla da ridere, il giorno in cui li acquisterete per la prima volta sarà un inferno, ma ho deciso di darvi delle dritte, quei piccoli segreti che nessuno ne parla, vi porterò nell’oscuro mondo dei collant.

TUTTA LA VERITA’ SUI COLLANT

  1. SONO ININDOSSABILI

Ricordavo l’immagine buffa di mia madre, ma ovviamente io come la maggior parte delle persone penso di essere più intelligente, e che normalmente “gli altri” sono dei coglioni. Presa nel mio delirio di onnipotenza, mi accorgo che non è affatto semplice infilarsi questi collant e sto saltellando paonazza per la casa. Potrete seguire le istruzioni, borotalco, guanti ecc… ma la difficoltà di infilarsi questi maledetti collant è pari a una corsa in montagna. Se avete tempo di leggere questo blog, come me di scriverlo non siete affatto persone sportive e quindi una fatica inimaginabile.

  1. IL COLORE

Su questo non avevo dubbi, ho aquistato il daino, è un colorino un po’ da “vecchia”, ma io lo trovo classico e facile da abbinare. Le indosso, esco alla luce del sole e mi accorgo che il colore è tra il giallino/verdino. Essendo una inguaribile ottimista penso che vale comunuque la pena questo sacrificio anche perché ho i capelli rossi e il verde mi dona e poi saranno daini vegani, chissà.

  1. SPESSORE

Sono più spessi degli altri e quindi deduco indistruttibili, considerando che i collant normali 40 denari per me sono praticamente usa e getta. Esco in bici e riesco a smagliare anche questi che sono 70 denari, ma in orizzontale, creando un effetto davvero unico. Essendo più spessi non scivoleranno come gli altri vi cheiderete? E invece si, scivolano e soprattutto nelle ginocchia dovre creano delle pieghine che oltre a dar fastidio boia sono sopratutto antiestetiche!

Presa dallo sconforto della sindrome pre mestruale ho aperto un blog, scritto questo: la vita da trentenni è davvero dura!

Per scrivere questo blog non è stata torturato nessun animale, vegetale o minerale. C’è solo tanta disperazione umana!